Ci sono tanti tipi di violenza


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Ci sono tanti tipi di violenza, molte gelosamente custodite. Ma Sappiate care donne, che chi non vi porta rispetto, non vi ama minimamente. È un dato di fatto! L’amore è tutt’altra cosa. L’amore dona carezze non lividi. Ammira non degrada e mortifica. Il rispetto è il pilastro dove si erge quel sentimento unico, quello che non ha nel suo vocabolario; stai zitta cretina!!! Cosa ne sai Demente!!! Non vali nulla. Chi pronuncia ciò è l’essere che non vale nulla, la sua pochezza è pari alla sua insoddisfazione e alla sua povertà d’animo. L’amore vero è un castello di mille parole dolci, non una palude di bestemmie e d’ingiustizie, di terrore, di paure verbali e fisiche.

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2 risposte a “Ci sono tanti tipi di violenza

  1. Il silenzio delle innocenti.

    di Fausto Corsetti

    Dopo una sconvolgente statistica delle Nazioni Unite si stima come, in tutto il Pianeta, una donna su tre sarà picchiata o stuprata nel corso della sua vita.
    E’ triste costatare che, proprio secondo le statistiche, oltre il novanta per cento degli episodi di violenza sulle donne avviene in casa, per mano del marito o di altri familiari. E non soltanto in ambienti degradati: spesso le vittime sono persone colte e dovrebbero conoscere gli strumenti per difendersi; spesso svolgono anche un’attività lavorativa fuori dalle mura domestiche. La domanda che ci si pone, quindi, è sempre la stessa: perché non se ne vanno?
    Casi estremi a parte, coloro si occupano di maltrattamenti alle donne sovente spiegano questo comportamento con la paura, con la dipendenza economica, con l’abilità del persecutore nel creare il vuoto intorno alla sua vittima. E’ vero: quando versa in una situazione di grande insicurezza, quando vive quasi prigioniera, la vittima non solo ha paura, ma considera il suo aguzzino l’unico in grado di aiutarla, anche a causa dell’isolamento in cui si trova. Ma queste ragioni non bastano a spiegare il dramma.
    Possibile che una donna, oggi, sia isolata al punto tale da non sapere che esistono centri e associazioni in grado di sostenerla? Che non le capiti di incontrare un parente, un conoscente, un medico con cui confidarsi?
    Probabilmente le capita. Ma qualcosa la frena, ed è ciò che viene chiamato “doppio legame”. Una forma speciale di dipendenza: da un lato vorrebbe eliminare la persona che le fa del male, dall’altro, quando ci prova, è colta da una specie di senso di colpa. Subentra un particolare tipo d’inerzia, di astenia che suscita da una parte i ricordi dei bei tempi trascorsi insieme, dall’altra il timore di sentirsi incapace di vivere senza di lui, sebbene quella convivenza implichi una violenza quotidiana.
    Piuttosto che stare sole si accetta questo “essere con l’altro” che significa sofferenze e botte, segno dell’esistenza di un legame perverso. A volte, la violenza è percepita quasi come una forma di attenzione, arriva persino a essere interpretata come una specie di amore e, in qualche modo, malato qualche volta lo è: certi uomini violenti sono convinti di amare davvero le proprie compagne. E questa è la parte più terrificante.
    Succede anche a ragazze giovani, belle, di buona famiglia, che per nessuna ragione dovrebbero temere la solitudine; eppure non riescono a lasciare un ragazzo che le manda al pronto soccorso. Più una storia si allunga, più lasciare è difficile, perché il legame si fa più solido e s’instaura una specie di dipendenza simile a quella della droga: lei ci riprova, lo perdona per l’ultima volta; solo che poi non è mai l’ultima. Le donne sperano, sperano sempre, sperano che lui cambi. Non succede.
    L’unica scelta possibile è denunciare subito al primo episodio di violenza: altrimenti si comincia a sopportare, e non è giusto.
    Non solo gli uomini devono cambiare, ma anche la testa delle donne: capire che non dovrebbero mai avere paura della persona cui sono legate, convincersi soprattutto che possono farcela, possono farcela da sole!

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